Una visione dei perduti di William Booth

In uno dei miei recenti viaggi, mentre guardavo dalla finestra della carrozza, mi ritrovai a pensare alla condizione misera delle moltitudini che mi circondavano. Stavano vivendo spensieratamente nella ribellione più aperta e spudorata contro Dio, senza un pensiero per la loro salute eterna. Mentre guardavo fuori, mi pareva di vederli tutti… Milioni di persone intorno a me, abbandonati al bere ed al proprio piacere, al ballo e alla loro musica, agli affari e alle proprie ansietà, alla politica ed ai loro guai. Ignoranti – in molti casi testardamente ignoranti – oppure gente che conosce la verità, ma non se ne cura affatto. E tutti, tutti quanti, si trascinano nelle loro bestemmie diaboliche davanti al Trono di Dio. Mentre la mia mente era così impegnata, io ebbi una visione.

Vidi un oceano scuro e tempestoso. Su di esso, nubi nere incombevano minacciose; attraverso di esse, di tanto in tanto apparivano vividi bagliori e rumoreggiavano forti tuoni, mentre i venti fischiavano e le onde crescevano e spumeggiavano, si alzavano e si infrangevano, solo per risorgere schiumanti, innalzarsi ed infrangersi nuovamente. In quell’oceano pensai di vedere miriadi di poveri esseri umani che affondavano e riaffioravano, gridando, bestemmiando, lottando ed annaspando; e mentre alcuni si agitavano bestemmiando e urlando ancora, altri affondavano per non riemergere più. Ed io vidi sullo sfondo di questo oceano adirato e scuro una roccia che si stagliava possente, e la sua cima superava le pesanti nubi sul tempestoso mare. Tutt’intorno la base di questa grande pietra notai una larga piattaforma. Sopra questa piattaforma, vidi con piacere un certo numero di quelle misere e annaspanti creature che con fatica salivano su di essa dal mare in tempesta. Vidi che alcuni di quelli che erano già al sicuro sulla piattaforma stavano aiutando i disgraziati ancora in balia delle acque, per farli arrivare al luogo della sicurezza. Guardando più attentamente, scoprii un certo numero di quelli che erano stati liberati che armeggiavano industriosamente con scale, corde, barche ed altri mezzi efficaci, per salvare i derelitti dal mare. Qua e là qualcuno addirittura saltava nell’acqua, nonostante le possibili conseguenze, nella passione per la salvezza dei perduti. Ed io non so proprio che cosa mi allietò maggiormente – la vista delle povere persone scampate all’annegamento che scalavano la riva ed arrivavano alla sicurezza, o la devozione e l’abnegazione di coloro il cui intero essere era coinvolto nello sforzo per la loro liberazione.

Continuando a guardare, vidi che gli occupanti di quella piattaforma erano proprio una società eterogenea. Cioè, erano divisi in diverse classi sociali, e si occupavano di varie attività. Ma solo pochi di loro sembravano davvero impegnati nel salvataggio delle persone in mare. Quello che più mi confuse fu che, sebbene tutti loro fossero stati di recente o da più tempo liberati dall’oceano, quasi tutti sembravano averlo dimenticato! Sembrava che il ricordo dell’oscurità e del pericolo scampato non li turbasse affatto. E quello che mi sembrò ugualmente strano e che mi rese perplesso fu che queste persone non sembravano avere alcuna cura – cioè nessuna cura appassionata – verso i poveretti agonizzanti che stavano lottando e stavano affogando proprio di fronte ai loro occhi… molti dei quali erano i loro propri mariti e mogli, fratelli e sorelle ed anche i loro propri bambini.

Ora, questa indifferenza stupefacente non poteva essere il risultato dell’ignoranza o mancanza di conoscenza, perché queste cose avvenivano in loro presenza, ed anche a volte ne parlavano. Molti andavano regolarmente a sentire conferenze e sermoni nei quali era descritto lo stato terribile di queste povere creature morenti. Ho già detto che gli abitanti di questa piattaforma erano impegnati in diverse attività e passatempi. Alcuni di loro erano assorbiti giorno e notte dal commercio e dagli affari, con lo scopo di guadagnare di più, immagazzinando poi i loro risparmi in scatole, casseforti e simili. Molti spendevano il tempo divertendosi a coltivare fiori su un lato della pietra, altri nel dipingere pezzi di stoffa o nel fare musica, o nell’indossare abiti eleganti di stili diversi, camminando su e giù per essere ammirati. Alcuni si occupavano principalmente nel mangiare e bere, altri argomentavano circa le povere creature grondanti appena liberate.

Ma la cosa che mi parve più sorprendente fu che quelli sulla piattaforma, da Lui chiamati, che avevano udito la Sua voce e sentivano di doverla obbedire – almeno così dicevano – quelli che confessavano di amarLo molto, e di essere in piena sintonia con Lui nel compito da Lui intrapreso – così si esprimevano nell’adorazione e nelle professioni di fede – erano così presi dai loro mestieri e professioni, dai loro risparmi e piaceri, dai loro circoli familiari e di amicizie, dalle loro dottrine e dai loro discorsi su Lui, dalla loro preparazione per andare nella nuova Terra… che non ascoltavano il richiamo che giungeva loro da questo Personaggio Meraviglioso, che per primo si era diretto giù nel mare. Insomma, se lo sentivano parevano comunque non preoccuparsene affatto. E nel frattempo la moltitudine periva proprio davanti a loro, lottando e gridando ed affogando nell’oscurità.

Poi vidi qualcosa, che mi parve ancor più strano di tutto ciò che animava questa strana visione. Vidi alcune delle persone sulla piattaforma che questo Essere Meraviglioso chiamava, per farli venire ad aiutarLo nel Suo difficile compito di salvare le creature perdute, che invece Lo pregavano insistentemente con grida di venire da loro! Alcuni lo volevano vicino, perchè spendesse il Suo tempo e la Sua forza per renderli più felici. Altri desideravano che venisse a portare via i vari dubbi e le loro apprensioni intorno alle verità contenute in alcune lettere che Lui aveva scritto. Alcuni volevano che venisse per farli sentire più sicuri sulla pietra – abbastanza sicuri che non sarebbero mai più scivolati nell’oceano. Un certo numero voleva che Lui li rendesse più certi che davvero, un giorno o l’altro, avrebbero lasciato la grande roccia per andare nel nuovo Continente: perché era un fatto, ben conosciuto da tutti, che alcuni avevano camminato tanto spensieratamente che, allentando la presa, erano precipitato di nuovo nelle acque tempestose.

Quindi queste persone si incontravano regolarmente e alzandosi più che potevano sulla pietra, guardavano verso il nuovo Continente (dove loro pensavano che fosse l’Eterno) gridando: “Vieni a noi! Vieni ad aiutarci! ” E nel frattempo Lui era sceso giù (per il Suo Spirito) fra i poveri affannati, fra le creature annaspanti nell’abisso adirato, con le Sue braccia attorno a loro cercando di trascinarli fuori, e guardando su – oh! così ardentemente, ma del tutto invano – verso quelli sulla pietra, mentre piangendo con la Sua voce ormai rauca dal chiamare, “Venite a me! Venite voi ad aiutarmi!” Allora io capii tutto. Era sufficientemente chiaro. Il mare era l’oceano della vita – il mare dell’attuale esistenza umana. Quel bagliore fra le nuvole nere era il luccicare della verità penetrante che viene dal Trono dell’Eterno. Quel tuono era l’eco distante della collera di Dio. Quelle moltitudini di persone che gridavano, lottavano ed agonizzavano nel mare tempestoso, sono le migliaia e migliaia di povere prostitute e dei loro sfruttatori, di ubriaconi e di coloro che li rendono tali, di ladri, bugiardi, blasfemi e persone irreligiose di ogni tribù, lingua e nazione.

Oh, quanto era nero quel mare! Ed oh, quante moltitudini c’erano, ricchi e poveri, ignoranti e colti. Pur essendo tanto diversi nell’esteriore e nelle condizioni, pure sono del tutto simili in una cosa: tutti peccatori di fronte a Dio – tutti tenuti prigionieri e legati dall’iniquità, affascinati dagli idoli, schiavi di ogni concupiscenza diabolica e dominati dai ripugnanti demoni dell’abisso profondo! “Del tutto simili in una sola cosa?” No, del tutto simili in due cose – non solo nella loro iniquità ma, se non salvati, simili per la stessa fine rappresentata dal loro affondamento, sprofondando… in giù, in giù, in giù… fino allo stesso terribile destino. Quella grande pietra che protegge e dà scampo rappresenta il Calvario, il luogo dove Gesù è morto per loro. E le persone sulla roccia rappresentano quelle che sono state liberate. Il modo con il quale hanno usato le loro energie, talenti e tempo rappresentano le occupazioni e i passatempi di quelli che professano di essere salvati dal peccato e dall’inferno – i seguaci del Signore Gesù Cristo…

La manciata di quei fieri, determinati pochi che stavano rischiando le loro proprie vite nel salvare i perduti sono i veri soldati della croce di Gesù. Quell’Essere Possente che stava chiamandoli dal mezzo delle acque agitate era il Figlio di Dio, “lo stesso ieri, oggi e in eterno”, che ancora sta lottando e sta intercedendo per salvare dal terribile decreto della dannazione eterna le moltitudini morenti intorno a noi, e la cui voce può essere sentita al di sopra di ogni musica, organizzazione e rumore di sottofondo della vita, chiamando i riscattati ad aiutarLo a salvare il mondo. Miei amici in Cristo, voi siete stati strappati dalle acque, siete sulla roccia; Lui è nel mare nero e ti grida di andare a Lui per aiutarLo. Andrai? Guarda con i tuoi occhi. Il mare agitato della vita, pullulante di moltitudini che periscono, schiuma proprio ai tuoi piedi, là dove ti trovi in salvo.

Lasciando la visione, voglio ora parlare di un fatto – un fatto che è vero come la Bibbia, vero come Cristo inchiodato sulla croce, vero quanto il giorno di giudizio, e vero come il cielo e l’inferno che lo seguirà. Guarda! Non farti ingannare dalle apparenze – uomini e cose non sono quelle che a volte sembrano. Tutti quelli che non sono sulla Roccia sono nel mare! Guardali dal punto d’osservazione del grande Trono Bianco, e che visione avrai! Gesù Cristo, il Figlio di Dio è, in Spirito, nel mezzo di questa moltitudine morente, e si strugge per salvarli. Lui sta chiamandoti a saltare nel mare – per andare subito al Suo fianco ed aiutarLo nella santa guerra. Salterai? O meglio, andrai ai Suoi piedi e ti metterai completamente a Sua disposizione?

Una volta, una giovane cristiana venne da me, e mi disse che per qualche tempo aveva dato a Dio la sua professione e le sue preghiere e i suoi soldi, ma ora voleva darGli la sua vita. Volle andare nel mezzo nella lotta. In altre parole, lei volle andare nel mare a servirLo. Come quando un uomo dalla spiaggia, vedendo un altro che lotta nell’acqua, si sbarazza di quegli indumenti che ostacolerebbero i suoi sforzi e corra al salvataggio, così ancora chi si è accomodato sui banchi della chiesa, pensando e pregando e cantando delle povere anime perdute si sbarazzi della sua vergogna, del suo orgoglio, delle sue preoccupazioni sulle opinioni degli altri, dell’amore per le cose facili e comode e tutti gli egoismi che lo hanno tenuto per troppo tempo nelle retrovie, e si precipiti alla liberazione di questa folla di donne e uomini perduti. Il mare ti appare scuro e pericoloso? Indiscutibilmente è così. Non c’è alcun dubbio che questa decisione, per te come per ognuno che la prende, implica difficoltà e disprezzo e sofferenza. Per alcuni potrebbe essere anche più di questo, potrebbe significare la morte. Colui che ti fa cenno dal mare, comunque sa bene quello che significa – e sapendolo, ancora ti chiama a sé e ti ordina di venire. E tu devi farlo! Non ti puoi più tirare indietro. Ti sei goduto abbastanza il tuo Cristianesimo. Hai avuto buoni sentimenti, cantato begl’inni in culti piacevoli, ti sei prospettato un futuro sereno. Ma c’è qualcosa di più per noi della umana felicità, più degli applausi e delle grida di lode – molto di più del cielo sulla terra.

Ora vai da Dio, e diGli che sei pronto tanto quanto basta per rinunciare a tutto questo, e che sei disposto a spendere il resto dei tuoi giorni lottando nel mezzo di queste moltitudini che periscono, a qualsiasi prezzo. Devi farlo. Con la luce che adesso illumina la tua mente e la chiamata che sta risuonando nei tuoi orecchi, e le mani supplicanti di fronte ai tuoi occhi, non hai nessuna alternativa. Andare giù, fra le folle perdute, è il tuo dovere. La tua felicità consisterà da ora in poi nel condividere il loro disagio, il tuo agio nel condividere il loro dolore, la tua corona nell’aiutarli a sopportare la loro croce, ed il tuo cielo nell’andare proprio nelle fauci dell’inferno a liberarli.

Cosa farai adesso? Amen.