“Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede… anche noi crediamo,  perciò parliamo” 2 Corinzi 4:13

Mio amato figlio, voglio vedere tutte le dinamiche del mio Spirito operare nella tua vita  poiché ne hai bisogno. Se così non fosse,  non le avrei provvedute!

Il mio Spirito è lo Spirito di fede.  Egli è  lo Spirito d’Amore, di saggezza, di conoscenza e di discernimento. Egli è lo Spirito della verità. Egli è lo spirito di potenza e del timore del Signore.

Ovviamente, se permetti alla tua vita di esprimere cose che rattristano  il mio Spirito, non vedrai realizzarsi la mia vita e la mia potenza nel modo in cui è possibile. Quelle cose (…) dell’ io, si oppongono sempre all’opera del mio Spirito e limitano l’efficacia del mio Spirito dentro di te.

Gesù manifestò la mia vita in modo perfetto poiché in lui non vi era  nulla che mi rattristasse. Obbedì  sempre alla guida dello Spirito e non avrebbe permesso a nulla di nuocere alla sua unità con me.

Voglio che tutte le dinamiche del mio Spirito operino nella tua vita. Non voglio che pensi di poterne scegliere qualcuna e trascurarne altre oppure scegliere solo ciò che consideri più necessario.

Te le ho rese tutte disponibili,  così puoi appropriatele  tutte e vivere nella loro bontà.

Lo Spirito Santo è lo Spirito di fede. Molti dei miei figli sperimentato conflitti nel campo della fede,  in particolar modo quando affrontano delle sfide. Non devi mai dire di non avere abbastanza fede o di essere incapace di credere, se ho posto in te  lo Spirito di fede. Nella mia grazia io provvedo tutte le risorse di fede di cui necessiti mediante il mio Spirito. 

Paolo  afferma  “Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede… anche noi crediamo,  perciò parliamo” 2 Corinzi 4:13.

Qui, mio  amato,  sta il problema. Alcuni miei figli non permettono allo Spirito di fede di operare nella loro vita. Il loro  parlare scaturisce (…) dalle  loro percezioni, da un punto di vista naturale. Un tale parlare, spesso negativo,  mina la fede e ignora le mie promesse. Parlano dei loro  problemi  dal punto di vista del mondo,  invece di vedere ciò che ho fatto per mezzo di Gesù per soddisfare il bisogno e di riconoscere che sono disposto a dare loro il mio amore la mia potenza mediante la mia grazia. Non si rendono conto che anche nella conversazione ordinaria le loro parole sono l’espressione di ciò che hanno nel cuore,  di ciò che credono realmente.

Atteggiamenti negativi e incredulità sono sempre in opposizione all’opera del mio Spirito dentro di te. Se hai  passato il tuo tempo a pensare e a parlare dei tuoi problemi, è difficile passare improvvisamente dall’incredulità  alla fede quando giunge il momento di pregare!  E’ come camminare nella carne per tutto il giorno e poi  cercare di essere spirituali quando si tratta di pregare.

Puoi vedere,  mio amato, che se vivi  per fede deve esserci coerenza tra ciò che dici quando preghi e ciò che dici in altri momenti.

Dall’abbondanza del cuore la bocca parla non importa a chi stai parlando o quando!

Vivere nel mio Spirito, camminare in accordo è un cammino di fede. Non voglio che tu cammini (…) dipendendo dalle tue risorse, parlando in modo negativo e incredulo della  tua vita come se non ti aspettassi il mio intervento  misericordioso per soddisfare le tue necessità.

Mi rattrista sentire i miei figli parlare continuamente di malattie, problemi  e avversità,  quando hanno  a disposizione in ogni momento tutte le risorse della mia grazia e  sulla croce ho  già soddisfatto il loro bisogno. Non  ti chiedo di produrre un linguaggio di fede irreale, una serie di  slogan,  di cliché che suonano bene ma non vengono dal cuore. No, lo Spirito rivolge al  tuo cuore la parola di fede,  la parola giusta in cui credere in quella  determinata situazione. Ascolta ciò che dice e parla e prega di conseguenza.

Sottomettiti allo Spirito di fede all’inizio di ogni giorno  e prega di poter vivere  e camminare in quello Spirito di fede, che con quello stesso Spirito di fede crederai  e perciò dirai ciò che io affermo riguardo alle tue circostanze. Sì, con quello spirito di fede puoi  vedere le cose come  io le vedo, credere quel che io credo e parlare sulla situazione come io farei.

Quando portai in essere  la creazione parlai semplicemente con quello  Spirito di fede. E  guarda un po’ cos’è successo! Quando Gesù camminava sulla terra parlava con lo stesso Spirito di fede; e guarda  cos’è successo!  Con poche parole i malati guarivano, i demoni venivano cacciati,  i morti risuscitavano,  la tempesta si calmava,  miracoli venivano operati.

Con lo stesso Spirito di fede puoi credere e quindi parlare!

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Quello che succede in te è più importante di quello che succede a te.

Riportiamo uno stralcio del libro di Bill Wilson “Di chi è figlio” – PUBLIELIM – 2003. C’è da riflettere.
Parecchi  anni fa ero a Dallas per un invito a predicare. Il pastore venne a prendermi all’aeroporto e mi disse che doveva fare una visita urgente prima di lasciarmi all’albergo. Una giovane coppia della chiesa aveva appena perso improvvisamente il loro bambino di un anno.
E’ già abbastanza brutta la morte di un bimbo, ma mancavano solo pochi giorni a Natale. Arrivammo a casa loro e non dimenticherò mai la scena. Le persone piangevano, i regali del bambino morto erano ancora sotto l’albero. Il pastore fece del suo meglio per consolarli, ma era una situazione difficile, a dir poco.
Qualche anno dopo tornai in quella chiesa. Chiesi al pastore notizie di quella giovane coppia. La sua risposta fu interessante.
“Dopo il funerale”, mi disse, “la donna decise di trasformare il suo dolore in benedizione. Ogni giorno apre il Dallas Times Herald alla pagina dei necrologi”. Poi il pastore mi spiegò il perché.
“Se legge che è morto un bambino, va a casa da quelle persone e le conforta. Ella comprende il loro stato e può parlare come nessun altro può farlo”.
Come risultato del suo ministero, ella ha portato al Signore un gran numero di madri. Ha trovato la sua guarigione quando ha capito che quello che succede in te è molto più importante di quello che accade a te.
Invece di riempirsi di amarezza e voltare le spalle a Dio, come hanno fatto molti credenti di mia conoscenza, lei ha deciso di essere una persona che porta conforto ed asciuga le lacrime. Ha detto; “Trasformerò questa tragedia in un trionfo”.

Quello che succede in noi è più importante di quello che succede a noi.

Talvolta non comprendiamo il perché di certe circostanze nella nostra vita, ma sappiamo che il piano di Dio per noi è sempre buono. Vogliamo vivere nel regno del positivo, perché a distanza di tempo, se rimaniamo fiduciosi e fedeli, comprendiamo che ogni dettaglio era pianificato per il bene. Nulla è a caso.
“Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali son chiamati secondo il suo proponimento”. Romani 8:28

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 Lamentarsi di meno – How to complain less.

“Puoi lamentarti perché le rose hanno le spine, o puoi gioire  perché le spine hanno le rose” —Tom WilsonLe cose intorno a noi  non sono  perfette. Non lo sono mai state e mai lo saranno. Non è una cattiva notizia. Infatti, quando iniziamo ad accettare questa realtà, troveremo un grande numero di nuove possibilità. La realtà non è  perfetta. Sappiamo che è vero.

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Perché allora continuiamo a lamentarci delle sue imperfezioni?
Ci lamentiamo per il tempo, il traffico, le erbacce nel giardino.
Ci lamentiamo per i vestiti troppo stretti, le chiavi che non sono al loro posto, il ritardo dell’autobus, il prezzo della benzina.
Ci lamentiamo per il nostro lavoro o perché ci manca il lavoro.
Ci lamentiamo per i vicini troppo rumorosi, i bimbi che piangono, gli adolescenti ingrati e compagni troppo pigri. Siamo diventati una società che si lamenta troppo velocemente.
Ma il lamentarsi non è mai una reazione positiva alle circostanze. Ci sono volte, certo, in cui far presente un’ingiustizia o qualcosa di sbagliato è giusto e corretto. Ma per la maggior parte del tempo esprimiamo sentimenti di dolore, insoddisfazione o risentimento semplicemente perché questa è la nostra risposta naturale.
Ma questa risposta dovrebbe essere riconsiderata nelle nostre vite perché solo raramente è salutare. In effetti ci sono molte conseguenze negative legate a questa reazione. Il lamentarsi nutre e fa crescere la nostra risposta e la nostra attitudine negativa .
Per di più il lamentarsi attira la nostra attenzione sugli aspetti  e sulle circostanze negative intorno a noi. Questo causa altra negatività, non porta certo gioia e ci lascia cadere ancora di più nella nostra miseria.
Questa attitudine negativa influenza altre persone, portando anche loro a concentrarsi sugli aspetti negativi e creando anche in loro tristezza.
Con questa attitudine non possiamo cambiare le nostre circostanze, solo il prendere posizione può farlo. Le parole di lamento non lo fanno di certo.
Sottovalutiamo il valore positivo del “disagio” (discomfort) nelle nostre vite.  Il disagio – sia fisico che emotivo – può avere grandi benefici nelle nostre vite. Ci sono innumerevoli lezioni di vita che possono essere imparate solo accettando il disagio o il fastidio: la pazienza e la perseveranza sono solo alcune di queste. Accetta il disagio e sarai più felice.
E’ molto sgradevole passare il tempo con le persone che enfatizzano sempre gli aspetti negativi, soprattutto quando tutto ruota intorno a loro stesse. Ci porta al vittimismo e a dare costantemente la colpa ad altri.
D’altro canto invece ci sono numerosi benefici nel lamentarsi di meno. Ci fa spostare lo sguardo su ciò che è positivo. Permette alla gratitudine di mettere radici e la disposizione gioiosa riesce a rendere più belle le cose intorno a noi.
Come possiamo allora iniziare a superare l’abitudine a lamentarci? Prima di tutto cambiare il nostro modo di fare richiede del tempo, ma dobbiamo riconoscere il problema e poi potremo  adottare una delle strategie sotto indicate.
1. Considera l’importanza di un cambiamento. Molti di noi si lamentamo perché non hanno mai considerato un’alternativa. Non siamo mai stati avvisati degli effetti negativi che esso ha, su di noi e sugli altri. Non abbiamo mai pensato che ci possa essere un modo migliore. Ma se postessimo scegliere, tutti cercheremmo di infondere gioia  con le nostre parole piuttosto che toglierla. Decidi di fare questo passo.
2. Accetta il fatto che il mondo è imperfetto. La vita non sarà sempre come vuoi tu o come ti aspetti. Ci saranno problemi, difficoltà e dolori. E questo è normale. E prima smettiamo di volere che il mondo ruoti attorno a noi, prima ci renderemo conto che possiamo dare il nostro contributo piuttosto che aspettarci solo il nostro piacere. Il disagio non ci deve sorprendere e non siamo di certo gli unici che devono affrontarlo.
3.Comprendi la differenza tra una critica costruttiva ed un lamento. Ci sono momenti nei quali non serve far notare l’errore commesso. Questo può essere utile a volte, ma dobbiamo cercare di capire la situazione e verificare se le nostre lamentele possono portare ad un dialogo o alla risoluzione di un problema o al confronto con altri. Altrimenti evitiamoli.
4. Presta attenzione a chi ti sta ascoltanto. Stai parlando con qualcuno che può aiutarti a risolvere il problema o è interessato a trovare una soluzione? Se è così chiarisci bene il tuo punto di vista essendo positivo, altrimenti  tralascia l’argomento, altri potrebbero non essere interessati a ciò che dici, nè dare un reale contributo.
 5. Non iniziare una conversazione lamentandoti. Presta attenzione alle volte in cui succede. Spesso lo facciamo per ottenere una risposta a noi favorevole. Evitiamolo e iniziamo le conversazioni con una frase positiva e gioiosa.
6. Evita di lamentarti per sentirti importante o riconosciuto da altri. “Sono così impegnato” è un buon esempio. Lo diciamo per fare capire quanto siamo importanti. Non cercare di impressionare altri con le tue lamentele. Non ti aiuterà di certo a crearti degli amici nel tempo.
7. Fai attenzione ai tuoi stimoli. C’è un momento specifico della giornata nel quale ti lamenti più di altri. La sera, il mattino, o il tardo pomeriggio? Quando il tuo coniuge è a casa? Quando bevi il caffè o pranzi con gli amici? O quando parli con i colleghi al lavoro? Facci caso e poi cerca di evitare quegli stimoli. Se non puoi evitarlo,  fai attenzione a non lasciarti andare alle lamentele in quelle occasioni.
8. Prova a sperimentare. E’ difficile porsi l’obiettivo di “non lamentarsi mai più”. Si può però provare per un breve periodo di tempo a prestare particolare attenzione, decidendo che in quella giornata non ci  lamenteremo mai. Fissarsi un piccolo obiettivo ci permetterà di focalizzare meglio il nostro comportamento, aumentando anche la nostra sensibilità.
Il lamentarsi in continuazione non ci aiuta certo nella vita. Crea sofferenza, diffonde negatività negli altri ed aumenta i conflitti. Vivremmo sicuramente meglio senza di esso. Allora andiamo avanti e riconosciamo ed accettiamo ciò che c’è di positivo intorno a noi. E non è poco!L’articolo originale è di Joshua Becker. How to complain less.

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Una parola per gli ansiosi – Riflessione di natura spirituale

Preoccupazione esame-thumb

“Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”  Luca 10:41
La preoccupazione agisce come un ladro poiché ci deruba della gioia che Dio desidera farci godere ogni giorno. Fondamentalmente tutte le nostre preoccupazioni possono riassumersi in due concetti : a) temiamo di non ottenere ciò di cui abbiamo bisogno e b) abbiamo paura di perdere quanto già abbiamo. Marta era una donna ansiosa e lo dimostrò quando Gesù, invitato, si fermò a cenare nella sua casa. Preoccupata, si affaticava in cucina mentre la sorella Maria stava seduta ad ascoltare Gesù. Ad un certo punto, Marta travolta dalla frustrazione chiese : “Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?….(v. 40) Quando ci lasciamo sopraffare dall’ansia dimentichiamo chi sia il servitore e chi il Signore. Nota in questa storia, tre considerazioni: :
(1) Marta era impegnata a servire, ma questo non la faceva gioire. Sicuramente voleva compiacere Gesù ma questa opera era diventata più importante del rapporto che aveva con Lui. Probabilmente questo è già successo anche a te!
(2) Satana non fece uscire  Marta dalla cucina ma le fece perdere il motivo per cui si trovava lìSatana non ti aizzerà contro la chiesa ma farà sì che tu ti concentri su te stesso. Non ti toglierà il ministero ma insinuerà che tu stai lavorando troppo, per di più, senza essere apprezzato.
(3) Dio dà più valore ai tuoi atteggiamenti che alle tue azioni.  ‘Fate ogni cosa senza mormorii…” (Filippesi  2:14). Un atteggiamento negativo sminuisce o rovina il dono che offri a Dio. Gesù disse “‘Marta, Marta una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la cosa buona.’ Luca 10:41-42.  Che cosa scelse? Sedersi ai piedi di Gesù. Egli predilige una devozione sincera piuttosto che gli atteggiamenti petulanti di quanti si lamentano. Pensaci!

http://www.thewordfortoday.com.au/devotional/the-word-for-worrywarts

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Dolcezza – Gentleness- Riflessione di natura spirituale

Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.  Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».( 1 Re 19:11-13)

 

Quando si tratta di comunicazione la nostra cultura odierna pensa che più grande e più forte sia meglio. Siamo attirati dall’idea di uno stadio pieno, musica alta, fuochi d’artificio  ed enormi monitor che presentano immagini in movimento. Abbiamo dimenticato come “stare in silenzio” ed ascoltare la voce gentile di Dio in mezzo a tutto quel “rumore” ?Sebbene Dio abbia tutta la natura a disposizione, Egli di solito sceglie di parlare in maniera gentile, con amore e dolcezza a chi  ha il cuore e le orecchie pronte ad ascoltare. Diede inizio alla nazione d’Israele con un bambino (Isacco), e li liberò dalla schiavitù con un altro bambino (Mosè). Si usò di un adolescente con una fionda e poche pietre (Davide) per uccidere un gigante, e mandò il Suo unico figlio, Gesù, come un bambino per salvarci.Prenditi del tempo oggi per “fermarti, stare in silenzio” ed ascoltare la dolce voce di Dio.
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Affidarsi

1 Corinzi 3:6-7 “ Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere; talché né colui che pianta né colui che annaffia sono alcun che, ma Iddio che fa crescere, è tutto.”

Possiamo stressarci e cercare di fare del nostro meglio per avere figli di “successo” e non c’è dubbio che essere genitori richieda una gran fatica. Ma qual è esattamente il nostro ruolo? In questo passaggio biblico Paolo spiega il ruolo dell’insegnante. Crediamo che esso possa essere applicato anche alla famiglia.

I genitori sono i rappresentanti di Dio nella famiglia e questo ruolo è di vitale importanza. Ma alla fine dobbiamo affidare il risultato a Dio poiché Egli è Colui che fa crescere. Egli farà crescere i nostri figli secondo il Suo disegno. Sebbene sia difficile lasciare i nostri progetti ed affidare in nostri figli a Dio,  la Sua volontà è che essi crescano sempre meno dipendenti da noi e più dipendenti da Lui.

Non possiamo forzare in nostri figli a diventare credenti, ma possiamo essere genitori credenti. Usiamo le loro stesse esperienze, il nostro esempio per “piantare ed annaffiare” i nostri figli, ma lasciamo il risultato a Dio.

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Imparare a dire “no”

Luca  5:15-16: “ E la sua fama si diffondeva sempre più; e grandi folle si radunavano per udirlo e per essere da lui guarite dalle loro infermità.

Ma egli si ritirava in luoghi solitari e pregava.”

Essere genitori ci richiede enormi sforzi in termini di tempo e di energia. Questa fatica spesso inizia prima che essi si alzino al mattino e dura anche dopo che si sono addormentati Per di più ci troviamo a dover far fronte ai bisogni di altre persone nella nostra famiglia, colleghi di lavoro e amici.

Gesù conosce la nostra stanchezza. Molte persone Lo assillavano quando scoprivano che poteva guarire i malati e compiere miracoli. Escogitavano tutti i modi possibili  e immaginabili anche solo per toccarlo o attirare la Sua attenzione (vedi Luca 5:18-19). Egli sapeva bene quante persone richiedevano il Suo tempo.

Ma Gesù sapeva che l’unico modo in cui poteva far fronte alle innumerevoli richieste era quello di spendere del tempo da solo con  Suo Padre, per riposare, pregare e ricaricare le  batterie. Non era egoista, era la cosa più buona che potesse fare per i Suoi figli. Questo Gli dava l’energia e la forza per potersi occupare di tutti i loro problemi.

A volte, se diciamo “no” ai nostri figli per poter passare del tempo di qualità con il nostro Padre Celeste, è la cosa più amorevole che possiamo fare.

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